Introduzione
C’erano una volta due povere donne, che spinte dalla fame, andarono a rubare i cavoli in un orto. Quando la padrona del campo, che era una strega, si accorse del furto, mise un cane a guardia della porta. Quando le due donne disperate tornarono nell’orto di trovarono di fronte l’animale,gli gettarono una crosta di pane e lui non abbaiò. La padrona furiosa legò un gatto alla porta credendo che almeno quello avrebbe miagolato, ma le due comari riuscirono a farla franca anche stavolta: comprarono un soldo di polmone e glielo gettarono. Il gatto fece festa e stette zitto. La strega pensò allora che un gallo avrebbe potuto far meglio, ma, indovinate un po’?le due donne riuscirono a tener buono anche quello con il becchime. Sempre più arrabbiata la strega fece scavare una buca, ci si sdraiò dentro e si fece ricoprire di terra lasciando sporgere solo l’orecchio. Quando le due poverette arrivarono al campo presero i cavoli e vedendo qualcosa di rosa spuntare dalla terra provarono a prenderlo. Tira e tira saltò fuori prima l’orecchio e poi la strega. Le comari fecero per scappare, ma una di loro era vicino al parto e non ebbe la forza di fuggire. “Adesso ti mangio!” le disse la strega rossa di rabbia. “Non farlo ti prego. Prometto che quando il figlio che ho in grembo avrà 16 anni sarà tuo!”. Implorò la donna. “E sia!” rispose la strega. Nacque una bambina:immaginate il dolore della madre al pensiero di dover dare la sua creatura alla strega. Venne il giorno in cui far fede alla promessa; la giovinetta fu condotta dalla vecchia che prima di mangiarsela volle ingrassarla per benino. Quando ritenne fosse abbastanza grassa da poter essere cucinata la portò con sé a fare il pane. La ragazza, che non era sciocca, impastò, ma quando si trattò di infornare il pane disse di non esserne capace. “Ti faccio vedere io” disse la strega mentre si abbassava per prendere il lastrone che chiudeva la bocca del forno. Allora la ragazza le diede una bella spinta e la vecchia finì nel forno. Madre e figlia si ritrovarono e questa volta senza la paura di doversi mai più lasciare, padrone dell’orto di cavoli. Tratto dal libro: Fiabe Siciliane a cura di L. Gandini R.Piumini Ed. Einaudi Ragazzi






